In occasione dello scorso 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, i ragazzi delle quinte dell’istituto, insieme al prof. Emiliano Sabadello, autore de Il male maggiore. Stephen King e la violenza contro le donne, e alla psicologa Barbara Guidi, rappresentante della cooperativa “La nuova arca”, hanno aperto uno spazio di condivisione e di riflessione per interrogarsi su cosa concretamente si possa fare per arginare il fenomeno e cambiare la situazione a partire dalle singole individualità all’interno di una società che appare sempre più violenta e incline a giustificare, arrogandosi anche il diritto di “dimenticare, laddove dimenticare, insieme alla violenza, è il male maggiore”.
Attraverso il grimaldello della letteratura, i ragazzi sono entrati nella carne viva del problema, interpretandolo meglio con l’aiuto di un autore come King che, pur essendo e proprio essendo il “re dell’horror”, è “anzitutto uno straordinario narratore realista” e un profondo conoscitore del mondo femminile, dei fenomeni sociali che attraversano l’America degli anni ‘80 e ’90; con coraggio “coraggio narrativo ed etico”, infatti, ha saputo “scandagliare il cuore e la psicologia umana” tentando “di risistemare la realtà e i suoi guai”. Tra gli altri, gli alunni delle classi V E LES, V B LES, V A AFM e V A RIM, guidati dalle prof.sse Michela Mammetti, Nicoletta Siciliano e Stefania Pitrelli, nel corso della mattinata hanno avuto modo di presentare i lavori realizzati nelle settimane precedenti alla manifestazione, animando un’iniziativa estremamente significativa e densa di implicazioni emozionali per tutti i partecipanti.

Il nostro contributo alla giornata è nato da una riflessione sulla parità di genere che ha portato alla decisione di approfondire il tema, leggendo il libro di Sabadello. La lettura ha dato adito ad un ulteriore ampliamento dell’argomento tanto che siamo passati dal concetto di femminicidio a quello della violenza in generale, includendo nella discussione anche i soprusi subiti dagli uomini da parte delle donne, che, pur rappresentando una piccola percentuale dei casi, sono comunque in aumento. Da tutto ciò è scaturita l’idea del flashmob, che abbiamo documentato nel video che segue.

(classe V E LES)

I manifesti, che vedrete a seguire, sono nati uno dietro l’altro, quasi per l’urgenza di sensibilizzare coetanei e non attraverso il monito “La violenza contro le donne ha tante facce. IMPARA A RICONOSCERLE”: c’è il pregiudizio (spesso delle stesse donne sulle donne), il possesso, la gelosia morbosa, la violenza fisica, il cat-calling, il revenge porn… Ci è poi venuto in mente che il messaggio sarebbe stato ancora più potente se ad interpretarlo fosse stata Barbie, la bambola con cui tante donne hanno giocato da bambine. Ferire Barbie – anche mentre continua a sorridere – ci è sembrata la metafora perfetta di un’innocenza offesa che deve tendere al suo riscatto.

(classi V A AFM e V A RIM)

Quello del corto è stato un progetto molto arduo e impegnativo da portare a termine, ma con l’impegno e la dedizione dei partecipanti, che si sono resi disponibili ciascuno in base alle proprie competenze (recitazione, tecniche di ripresa cinematografiche, abilità nella stesura della storia…ecc), siamo riusciti a dar vita a un prodotto che ci ha resi orgogliosi del lavoro fatto.
Inoltre è stato molto interessante osservare e immedesimarsi nei panni di una ragazza violentata o stalkerata.
Tutti noi, nell’adoperarci per il raggiungimento dell’obiettivo che ci eravamo prefissati, siamo infatti riusciti a cogliere a pieno le emozioni e a empatizzare, pur nella finzione, con le vittime di situazioni così drammatiche.

(classe V B LES)

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