



Ieri, 20 gennaio 2026, Giornata del Rispetto, istituita con la L. 70/2024, Willy Monteiro Duarte avrebbe compiuto 27 anni. Ricordarlo nel giorno della sua nascita, in luogo del drammatico evento che ha visto spezzarsi la sua giovane vita il 6 settembre di sei anni fa, ha una valenza non casuale. Willy vive nel cuore di tutti noi.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito nel 2020 alla memoria di Willy la Medaglia d’oro al valor civile, definendolo un “luminoso esempio di generosità, altruismo, coraggio e non comune senso civico, spinti fino all’estremo sacrificio”. I miei più sentiti ringraziamenti vanno ai nostri ospiti: gli amici di Willy, suoi compagni e fratelli, i Sindaci dei Comuni di Colleferro, dott. Pierluigi Sanna, di Paliano, Domenico Alfieri, di Palestrina, Igino Macchi con l’Assessora alle politiche sociali dott.ssa Alessia Soldati, il Sindaco di Castel San Pietro Romano dott. Giampaolo Nardi, la dott.ssa Maria Monteleone, già sostituto Procuratore della Repubblica, la dott.ssa Paola Temperi, già Vice Questore aggiunto, responsabile sezione minori e vittime vulnerabili della Questura di Roma.
Ci addolora e ci rende sgomenti, come persone di scuola, la notizia della morte per accoltellamento, all’Einaudi – Chiodo di La Spezia, di Abanoub Youssef, un ragazzo di 18 anni che lì viveva, studiava e lavorava assieme a madre, padre e le sorelle, sognando di diventare un artigiano elettricista.
Il ragazzo che lo ha brutalmente aggredito, per futili motivi, ha 19 anni ed era un compagno di scuola, Atif Zouhair. Una storia che interseca in modo drammatico i temi della violenza giovanile, della violenza di genere, della mancata integrazione, toccando le antinomie dell’assenza in luogo della presenza, della cecità in luogo della visione consapevole, della solitudine dentro e fuori le comunità, delle fratture invece che del legame tra giovani e adulti.
Servono interventi operati in regime di sussidiarietà orizzontale e verticale per consentire una reale presa in carico dei fenomeni di devianza, di inaccettabile violenza che stanno emergendo, che stanno esplodendo nelle nostre scuole, nelle nostre comunità. Non basta la repressione: seppure uno stato di diritto non possa esimersi dal garantire la certezza di una giusta pena, la prevenzione primaria non può non operare per favorire la maturazione di una solida coscienza morale, individuale e sociale, da parte di tutti noi.
La “società liquida” di Z. Bauman, la “società atomizzata”, ma anche cosmopolita e globalizzata di U. Beck, il sistema globale tecnico – economico di A. Touraine, corrispondente alla “fine della società”, la “violenza simbolica” di Bordieu, sono concetti elaborati dai più grandi sociologi della post – modernità e su cui voi ragazzi e ragazze dovete essere portati a riflettere in modo critico, per trovare delle risposte e soprattutto le vostre SPERANZE, la vostra IDENTITA’. Identità che già ai tempi del Ministro Moratti era stata declinata, nelle prime indicazioni nazionali in termini di conoscenza di sé, relazione con l’altro, e capacità di orientamento.
Non è nel divieto o nel controllo che potremo essere liberi. Lo stato sociale, lo stato di diritto, sono qualcosa per cui lottare e vigilare con costanza e su cui non è possibile abbassare l’attenzione.
Non è neanche nella “delega paradossa”, così definita da Andrea Canevaro, che potremo pretendere che le cose funzionino: la società richiede un esercizio del diritto – dovere di cittadinanza da parte di ciascuno di noi, da parte di ciascuno di voi.
E giorno dopo giorno, vi dico, con le parole di Salvatore Quasimodo:
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
A cui voglio far rispondere un frammento di Jacques Prévert
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.
La Dirigente Scolastica prof.ssa Ester Corsi
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